08 giugno 2010

QUEI DERIVATI NEL CARRELLO DELLA COOP











La Nordest di Reggio Emilia scommette alla grande Borsa. Perde 394 milioni.
E si salva rivalutando il patrimonio immobiliare

Marco Pedroni (foto), presidente di Coop Consumatori Nordest

C'è aria di burrasca a Reggio. Reggio Emilia, s'intende, storica roccaforte del potere rosso ora costretta sulla difensiva dall'avanzata della Lega Nord, che ha triplicato i consensi in città alle ultime amministrative, sfiorando il 15 per cento. Ma non è solo questione di voti. Nei giorni scorsi Marco Eboli, consigliere comunale Pdl (nonché candidato, trombato, alle recenti regionali) è partito lancia in resta all'attacco della Coop Nordest, colosso del sistema cooperativo con 5 mila dipendenti e quasi un miliardo di giro d'affari.

Coop Nordest ha perso centinaia di milioni in operazioni finanziarie speculative e ha coperto il buco in bilancio in modo poco ortodosso, senza dare pubblicità alla vicenda.

Queste, in breve, le accuse di Eboli. Accuse pesanti, pesantissime, a maggior ragione se colpiscono un'azienda cooperativa che dovrebbe essere gestita con criteri più che prudenziali a tutela di decine di migliaia di piccoli soci.

Apriti cielo. «Tutte balle, siamo solidi , smentiscono i vertici delle Coop, minacciando fuoco e fiamme, sotto forma di querele, nei confronti del consigliere comunale Pdl. Polemiche a vuoto? Scontro strumentale, tutto politico? Per capire meglio conviene dare un'occhiata ai numeri, ai bilanci consolidati della grande cooperativa con base a Reggio, una delle aziende più importanti tra quelle che aderiscono alla Lega coop nazionale.

E, così, si scopre che nel 2008, annus horribilis delle Borse mondiali, il gruppo Coop Nordest ha perso la bellezza di 394 milioni nella gestione del proprio portafoglio finanziario. Perdite su titoli, certo. Ma il colpo più duro arriva dalle operazioni in strumenti derivati, le scommesse potenzialmente più rischiose. La sola compravendita di opzioni ha aperto una falla da 230 milioni nel conto economico.

Insomma, i manager della supercoop reggiana, presieduta da Marco Pedroni, hanno scommesso pesantemente sui listini azionari proprio alla vigilia del crack delle Borse. Con il senno di poi, si può dire che hanno sbagliato. E di grosso. Ma c'è dell'altro. Il fatto è che Coop Nordest si è avventurata su terreni di per sé rischiosi come quello degli strumenti derivati.

I numeri raccontano una storia precisa. Nel 2005 il gruppo cooperativo ha trattato opzioni per un valore nozionale di 645 milioni per 70 milioni di premi. L'anno dopo è arrivato a 1,1 miliardi e 137 milioni di premi. Nel 2007 la posta in gioco raddoppia ancora: 2,3 miliardi di valore nozionale con 277 milioni di premi. Di lì a poco il vento è cambiato. I mercati hanno virato al ribasso e il gruppo reggiano è stato costretto a smontare in tutta fretta i derivati aperti nei mesi precedenti. Una manovra lacrime e sangue, che è costata centinaia di milioni di perdite.

«Ma noi ci siamo mossi in anticipo rispetto alla fase più acuta della crisi», è la risposta della società emiliana. È anche vero, però, che se negli anni precedenti non si fosse cavalcata alla grande l'onda del rialzo, ampliando a dismisura il portafoglio in azioni e derivati, forse la caduta sarebbe stata meno fragorosa.

Del resto, come si legge in una relazione di bilancio del gruppo, l'obiettivo principale della gestione titoli sarebbe "la creazione di valore nel medio e lungo periodo" con fine ultimo. si legge nel testo, "di salvaguardare la solidità finanziaria della cooperativa presente e futura." Come dire: rischi al minimo e niente speculazione spinta per una società che si trova a gestire l'imponente liquidità garantita da decine di supermercati sparsi in Emilia, Lombardia, Veneto e Friuli, oltre al cosiddetto prestito soci, cioè l'investimento affidato alla coop reggiana da oltre 100 mila sostenitori.

Questo tesoretto vale circa 1,4 miliardi. Non per niente, in un rapporto pubblicato poche settimane fa a cura di Mediobanca, il sistema cooperativo viene paragonato a una banca che attinge risorse miliardarie tra i propri sostenitori.

«Le perdite finanziarie non hanno mai messo a rischio i depositi dei nostri associati, garantiscono i manager di Coop Nordest. Anzi di più. A giudicare dal bilancio 2008 si direbbe che il gruppo sia riuscito a superare brillantemente la bufera finanziaria.

Nonostante il buco di quasi 400 milioni nella gestione titoli, il conto economico è andato in perdita per soli 8,5 milioni. Come è stato possibile? Semplice, gli amministratori del gruppo se la sono cavata con una manovra contabile da quasi 300 milioni di euro. Una manovra che, come segnalano i revisori di bilancio nella loro relazione, non sarebbe consentita in base ai principi dell' organismo italiano di contabilità (Oic), che sono le norme di riferimento in questi casi. E' andata così. Forti di una perizia ad hoc, i vertici del gruppo cooperativo hanno rivalutato fino a 653 milioni il patrimonio immobiliare (in gran parte costituito da supermercati). Poi hanno girato queste attività ad un altra società, l'Immobiliare Nordest, di cui Coop Nordest ha preso il controllo con questa operazione.

Risultato: la vendita ha prodotto un profitto di 275 milioni, che sono serviti a coprire quasi per intero le perdite finanziarie. Il gioco è fatto, allora. Se non fosse che le norme contabili impongono di eliminare quella plusvalenza, perché realizzata all'interno di uno stesso gruppo. Quindi, se fossero state rispettate le regole in materia, il risultato consolidato dell'esercizio sarebbe stato inferiore di 275 milioni», come scrivono i revisori in coda al bilancio 2008 di Coop Nordest. Il conto economico sarebbe quindi andato in rosso per 283,5 milioni. Un dato piuttosto difficile da far digerire alle migliaia di soci della cooperativa. Ma niente paura, la rivalutazione immobiliare ha riportato in equilibrio il bilancio. L'eccezione dei revisori è stata superata ricorrendo a un parere pro veritate del commercialista Enrico Zanetti, docente a contratto di economia aziendale all'Università di Venezia.

«Nessuna acrobazia contabile», dicono alla Coop Nordest: «Il riassetto del settore immobiliare era già in programma da tempo». Sarà. Ma i manager del gruppo se ne sono ricordati proprio al momento giusto. Le riunioni preparatorie per mettere a punto l'operazione sono cominciate a fine agosto 2008. Per concludersi poco prima di Natale, con qualche giorno d'anticipo sulla data di chiusura dell'esercizio. Quando diventava terribilmente urgente mettere una pezza su un bilancio in profondo rosso.

Vittorio Malaguti

6 maggio 2010

L'Espresso


Vedi anche:

L'Espresso impallina la Coop

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1 commento:

ZANARDI ha detto...

UNA ROBA SIMILE L'HA FATTA ANCHE UNICOOP FIRENZE, ANCHE SE CON PIU' DISCREZIONE.
AVEVA EVITATO DI SPERCOLARSI CON I DERIVATI, MA L'INVESTIMENTO "STRATEGICO" IN MPS STA PORTANDO MINUSVALENZE NOTEVOLI.
COSI' SI RIVALUTANO GLI IMMOBILI, SI DIMINUISCONO LE LIQUIDITA' , I CREDITI E LE RISERVE INDIVISIBILI E COME PER MAGIA....OPLA'...IL BILANCIO TORNA POSITIVO, AVANTI VERSO NUOVE AVVENTURE.
D'ALTRONDE RICUCCI LO DISSE TEMPO ADDIETRO: FACILE FARE I FROCI COL CULO DEGLI ALTRI!